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Jul
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«Che bela è! Gh’è pescadori… varde, dei contadini… Varda, anco qui a gh’è i soldà! Varda che i masa! E le preson piene! Patre, scapemo! Dai, patre, andemo, scapa!»
«No! Desende!»
«Parché?»
«Parché a l’è inutile andare cercando un’altra isola nova… bela… dove tuto l’è aprontà, tranquilo. Dove te rive e i te dise: “Bona sera, vegne, te speciava!” No! No’ troverai gimai l’isola tranquila già fata! Ne toca farla… farla con le mani dentro la palta… dentro el sangu… dentro la merda… dentro, g’avemo d’andar, e no’ scapare e nei sogni trovar isole. Vegne, ‘des.»
da Dedalo e Icaro, di Dario Fo
Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di quale orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili. Mi metto a ridere. Avverto che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una vecchia rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa impressione comica. Il comico è appunto un avvertimento del contrario. Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse nessun piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente s’inganna che, parata così, nascondendo così le rughe e la canizie, riesca a trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l’umoristico
Luigi Pirandello e La vecchina imbellettata di Simona